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Malasanità a Foligno, operato alla prostata gli trovano un ‘tubo’ nell’addome dopo anni dall’intervento

umbria24Fonte: umbria24.it

Di: Maurizio Troccoli

30 Ottobre 2013

 

Il calvario di un uomo che dal 2010 porta dentro il suo addome un corpo estraneo che gli ha arrecato sofferenza e preoccupazione

Continuano i dolori nonostante il buon esito dell’intervento a causa di un tumore maligno alla prostata. E’ la spia d’allarme che spinge M.A., sottoposto a intervento nel 2010, a recarsi nuovamente in ospedale per sondare le ragioni di un dolore addominale che non va via.

La storia E’ l’aprile del 2010 quando all’uomo viene diagnosticato alcuni tumori maligni alla prostata che richiedono un intervento chirurgico. L’operazione, all’ospedale di Foligno, avrà un «esito positivo» secondo quanto accertato dai medici e dalle cartelle sanitarie. Ma il calvario di quest’uomo, nonostante la felice notizia, sembra non tramontare con la fine dell’incubo del tumore.

Quel male oscuro Continuano nel tempo  i dolori, associati in un primo momento a fisiologiche conseguenze dell’intervento. D’altronde chi avrebbe immaginato che invece quel fastidio all’addome avesse natura diversa e prendesse origine da quel male non meglio conosciuto se non come ‘malasanità’?

Il calvario E’ l’ottobre del 2013, l’uomo ha altre motivazioni di salute che lo spingono ad un nuovo controllo sanitario. Vuole verificare la condizione di una arteria che arreca qualche preoccupazione ma, su suggerimento del medico, coglie l’occasione della visita per estendere l’indagine sanitaria anche a quell’area bassa dell’addome che da quel giorno dell’intervento non da tregua. Da qui la sorpresa.

Il risultato L’esito è chiaro: «In sede pelvica si segnala una struttura tubolare appiattita, con calibro di 1,1 x 0,5 cm circa, che decorre dal tessuto adiposo sottocutaneo in regione sovrapubica sinistra, si porta infer-lateralmente al margine laterale del muscolo retto dell’addome sinistro, giunge in pelvi, passando infero-anteriormente alla vescica, si porta poi a destra, verso la regione otturatoria destra ove se ne apprezza l’estremità distale. Tale struttura verosimilmente riferibile a corpo estraneo, necessita di valutazione chirurgica». Insomma nell’addome dell’uomo, in fase di intervento, potrebbe essere rimasto uno strumento utilizzato per l’operazione.

L’avvocato Cimato «Siamo convinti che sia questa la causa della presenza del corpo estraneo nell’addome del mio assistito – ha detto Claudio Cimato, avvocato difensore della presunta vittima di malasanità, raggiunto telefonicamente da Umbria24 -, non abbiamo motivi per pensare ad altre cause. Consideriamo questo episodio grave per la sofferenza arrecata a quest’uomo, mentre siamo in fase di valutazione e di approfondimento di eventuali altre conseguenze dovute alla presenza di questo corpo estraneo nel suo corpo dalla data dell’intervento. Ora al dolore si aggiunge anche la preoccupazione per un nuovo intervento chirurgico che si presume essere l’unica soluzione per provare a venire fuori da questo incredibile disagio».

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Udine, la provincia con più incidenti stradali

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Udine è una delle città italiane in cui si sono registrati i maggior numeri di incidenti stradali se rapportiamo il tutto alla numerosità della popolazione.

Certo bisogna dire a favore del capoluogo friulano che in Friuli girano diversi autocarri e c’è un forte via vai, specialmente oltre confine di mezzi di trasporto pesante, che come si sa bene sono molto più propensi a causare incidenti se rapportati a diverse vetture.
Se si è vittima di incidente stradale a Udine, per quanto può essere brutto da dire, occorre immediatamente pensare al lato economico, perchè si capisce lo stress, e si capisce la malattia, ma questo non è niente se si pensa al danno che può causare il versante economico e il problema di non poter percepire reddito magari per un lungo periodo di giorni.

Certo se si è un dipendente certamente si può contare sulla malattia, anche se rimangono i problemi relativi all’invalidità, permanente o temporanea che si può sviluppare a causa del colpo, e certamente su quello occorre porre rimedio in quanto il danno deve essere curato, e ci sono spese mediche e di fisioterapia a cui pensare che devono essere saldate.

Se invece siete dei privati la cosa è anche peggio, perchè oltre le spese mediche si dovrà ovviare anche per pagare i giorni di lavoro che non potranno essere espletati.

Occorre quindi rivolgersi immediatamente ad un avvocato esperto il risarcimento per incidente stradale a Udine che apra la pratica con la compagnia assicurativa e sappia calcolare in modo preciso le varie voci di danno che spettano al danneggiato.

Nei casi in cui c’è un danno fisico per incidente stradale le voci di danno che prevedono un risarcimento sono diverse, il danno biologico, in danno morale, il nucleo cessante, ecc.

Per ottenere un giusto risarcimento si deve avere una profonda conoscenza in materia di risarcimento danni per incidente stradale, in quanto “dimenticare” o non conoscere una delle voci di danno, o semplicemente non effettuare una precisa richiesta, significa perdere del denaro che spetta per legge al danneggiato, in molti casi sono cifre importanti che si “regalano” alle compagnie assicurative.

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Pochi sono a conoscenza che nel caso in cui non ci sia un’assicurazione (chi vi ha tamponato non è assicurato, ho è scappato e in altri casi) esiste il Fondo Vittime della Strada, al quale deve essere fatta una dettagliata richiesta per ottenere il risarcimento.

Il settore del risarcimento danni è una materia molto complessa, regolata da mille cavilli legali e da intrigati e complessi regolamenti assicurativi, i quali per la loro complessità si rischia di perdere una buona fetta del risarcimento che ci spetta, per questi motivi è necessario rivolgersi a professionisti preparati in materia.

Sono pochi gli Avvocati a Udine specializzati in risarcimento per incidente stradale, i quali, oltre ad avere una profonda competenza in materia, abbiano anche una radicata conoscenza delle compagnie assicurative e dei liquidatori nella provincia del danneggiato.

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Articolo pubblicato da Giovanni Zappalà

30 ottobre 2013

Redazione risarcimenti-online.it

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Risarcimento malasanità a chi rivolgersi

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Sono molte le strutture ed i professionisti che propongono assistenza legale per il risarcimento da malasanità (errore medico), spesso senza anticipazione delle spese o con piccoli acconti. Una vera rivoluzione se si pensa che sino a pochi anni fa, per intraprendere un’azione legale per malasanità i costi per le perizie medico-legali, le spese legali e processuali erano molto alte e alla portata di pochi.

 

Come in tutti i settori, è necessario rivolgersi a professionisti iper specializzati in materia, in quanto, per essere certi di aver diritto al risarcimento è necessario trovare le prove documentarie, spesso nascoste in poche righe in mezzo a centinaia di pagine, certificati, cartelle cliniche, ecc.

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Il medico legale che effettua la perizia, deve avere una profonda conoscenza in abito di risarcimenti per malasanita ed errori medici, nella maggior parte dei casi deve essere supportato da un team di medici legali specializzati per tipologia di danno, per poter verificare in maniera approfondita la tipologia di danno, per poi calcolare l’entità del risarcimento. La collaborazione con specialisti di settore è inevitabile in quanto un danno per errore chirurgico è differente da un danno odontoiatrico o da un danno da infezione ossea, ogni tipologia di danno necessita di profonda conoscenza (se si ha mal di denti non si va da un ortopedico!), per questo è necessario affidarsi a professionisti che siano in grado, mediante la collaborazione con colleghi specializzati, di effettuare perizie approfondite, che riportino la possibilità certa di ottenere il risarcimento per malasanità, come la possibilità certa di non poter ottenere risarcimenti.

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Sono molti i casi in cui dei professionisti specializzati siano riusciti a “scovare” l’errore medico, facendo ottenere il risarcimento ad una vittima che aveva in precedenza effettuato una perizia poco  approfondita.

Dopo aver effettuato un’adeguata perizia, e necessario che la richiesta di risarcimento per malasanità, sia effettuata da un avvocato, o professionista del settore altamente specializzato in risarcimenti per malasanità, che conosca le dinamiche assicurative ospedaliere per ottenere il risarcimento in tempi brevi ed evitando il processo, che sia quindi uno specialista nella trattazione stragiudiziale.

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Malasanità Roma: Ragazzino perde la vista

ilvelino.itFonte:  ilvelino.it

Di: ilvelino.it

25 Ottobre 2013

 

Malasanità, Storace: Ragazzino perde la vista durante intervento, presentata interrogazione a Zingaretti

Il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Francesco Storace, ha presentato una interrogazione urgente al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, in merito all’ennesimo caso di malasanità. “Un ragazzino di 12 anni – è scritto nell’interrogazione – ha perso la vista dopo un intervento per l’escissione di un fibroma nasofaringeo benigno che si è trasformato in tragedia a causa di una perfusione sbagliata di sostanza embolizzante. Caso questo – commenta ancora Storace – che non e’ avvenuto in una struttura fatiscente o di periferia, bensì all’ Istituto Regina Elena di Roma, un nosocomio all’avanguardia a livello internazionale per efficienza e professionalità nel campo tumorale’. La storia ha dell’incredibile: il giorno dell’intervento, sarebbe stata iniettata una sostanza embolizzante in un vaso vitale e non nella zona oggetto del trattamento, finendo per causare una ischemia celebrare e ostruire l’arteria oftalmica sinistra, il ragazzino di soli 12 anni si ritrova irrimediabilmente cieco all’occhio sinistro. Dalla denuncia emergono i momenti di panico al Regina Elena con i medici che hanno cercato di sminuire i fatti, arrivando anche a manipolare il consenso informato aggiungendo il rischio di ischemia cerebrale con un pennarello diverso per tipologia e per grafia dalla penna usata dal padre del minore. E’ un episodio grave quello che ha colpito una delle strutture sanitarie più importanti della nostra regione. Casi come questo intervento pre-operatorio mal riuscito destano ancora attenzione sugli innumerevoli errori dovuti alla malasanità, in particolare, questo ennesimo caso, considerato come una brutta storia per la sanità locale, verrà vagliata dal giudice per le indagini preliminari, che dovrà stabilire se accogliere la richiesta del magistrato o ritenere fondata l’opposizione all’archiviazione presentata dal padre del minore. Per questo – conclude l’interrogazione – il vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Storace, ha chiesto al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, se intende intervenire presso il Regina Elena per chiedere chiarimenti su questo ennesimo caso di malasanità, considerando che è del tutto inammissibile che tragedie del genere continuino ad accadere nel nostro Paese. Altrettanto assurdo che errori di questo genere possano avvenire in una struttura considerata all’avanguardia nel settore; e inoltre, se ritiene di istituire una commissione d’inchiesta che provveda a fare luce sulle cause e sulle responsabilità dei medici”.

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Risarcimento danno ortopedico

danno_ortopedicoIn Italia la maglia nera per gravi danni conseguenti a errori medici va all’ortopedia che, insieme a traumatologia ha una media del 16,5% su 90 casi giornalieri.
Molto spesso la causa deve essere ricercata in tempi di lavoro frenetici dato che il rischio più grave e frequente per il paziente dipende dal cosiddetto “errore di distrazione” da parte del medico che, una volta curata la lesione principale non vede e trascura le eventuali lesioni secondarie.

In sala operatoria vengono spesso eseguiti passaggi chirurgici a prescindere dalla loro corretta successione e la strumentazione non è sufficientemente controllata, aumentando così il rischio settico. Proprio per scongiurare infezioni, le sale operatorie di chirurgia dovrebbero essere collocate in un blocco separato. Il sistema osseo, non essendo vascolarizzato, ha difese quasi inesistenti contro virus e batteri e, di conseguenza, l’osservanza di specifici protocolli sia per la preparazione del paziente sia per quelli della sala operatoria, dovrebbero essere assolutamente rispettati. Eppure in Italia, si presentano ogni anno 28000 casi di infezioni ossee, molte delle quali da attribuire a errori medici e a diagnosi sbagliate, in particolar modo al Sud.

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Molti, vari e assolutamente non trascurabili anche gli errori commessi all’interno del reparto di degenza. Il paziente con scarse possibilità di movimento si trasforma spesso in un allettato cronico, a causa della continua pressione del corpo sul letto cade vittima delle temibili ulcere da decubito e la necessaria assistenza da parte del personale che dovrebbe movimentare manualmente il malato più volte al giorno, è frequentemente limitata a causa del sovraffollamento dei reparti.

Rischi di infezione post operatoria anche per i pazienti che hanno affrontato un’operazione a seguito di un trauma e che seguono la convalescenza coadiuvati da un fissatore esterno il cui perno crea un tramite fra l’ambiente esterno e quello esterno. Il malato non sottoposto ai giusti controlli può quindi facilmente cadere vittima di sepsi.
Sembra una barzelletta ma, purtroppo è cruda realtà: fra gli errori chirurgici in ortopedia va messo in conto anche l’amputazione dell’arto sbagliato!

Un capitolo a parte è quello riguardante la chirurgia vertebrale dove errori di movimentazione del paziente da parte del personale mettono a serio rischio il malato. Anche il momento del pasto, se non dovutamente assistito, può trasformarsi in un dramma, dato che il paziente sdraiato ha ovvie difficoltà a deglutire e rischia la polmonite ab ingestis causata dal cibo che entra nell’alveo bronchiale.

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Infine, decisamente troppo frequente, anche il rischio di trombosi sempre dovuto all’immobilità e che potrebbe essere facilmente scongiurato con un monitoraggio continuo che permetterebbe di individuare prontamente i primi sintomi. Soprattutto andrebbe sempre prescritta l’eparina che, anche in pazienti ingessati o con bendature rigide e molto strette, metterebbe facilmente al riparo da questo rischio.

Tuttavia, se è vero che diversi errori sono imputabili ai medici e al personale infermieristico, va anche ribadito che lavorare in condizioni di sovraffollamento e in reparti male organizzati e caotici aumenta in modo esponenziale gli errori di distrazione relativi a scambi di cartelle mediche o di prescrizioni che portano alla somministrazione di farmaci sbagliati, in tempi sbagliati e, soprattutto, al paziente sbagliato.

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Errore medico Cucchi, risarcimento per morte

ansaFonte:  ansa.it

Di: Redazione ansa.it

22 Ottobre 2013

 

Accordo raggiunto: l’Ospedale ‘Sandro Pertini’ di Roma, struttura sanitaria nella quale Stefano Cucchi morì quattro anni fa durante il suo ricovero e una settimana dopo il suo arresto per droga, corrisponderà un risarcimento danni alla famiglia del geometra romano.L’intesa è stata formalizzata dall’avvocato per conto della famiglia Cucchi con i legali del nosocomio capitolino. Grande riserbo sulle cifre in ballo, anche perché devono essere definiti gli ultimi dettagli. Secondo quanto si è appreso, domani o al massimo fra due giorni, saranno apposte le ultime firme. Fatto sta che il risarcimento del danno porterà a una sorta di “contrazione” degli atti d’appello. Non ci sarà più la parte civile nei confronti dei medici (gli unici condannati, cinque su sei per omicidio colposo), mentre la famiglia Cucchi (padre, madre, sorella e nipoti) appellerà la parte della sentenza con la quale la III Corte d’assise di Roma assolse gli agenti della polizia penitenziaria. Secondo l’accusa, Stefano Cucchi era stato ‘pestato’ nelle celle di sicurezza della Città giudiziaria di Roma (dove si trovava in attesa dell’udienza di convalida del suo arresto per droga) e i medici del ‘Pertini’ lo avevano abbandonato a se stesso. Per la Corte – si legge nella sentenza di primo grado – il giovane morì di malnutrizione.

“Quei medici hanno fatto gravissimi errori ma devono esser assicurati alla giustizia coloro che lo hanno pestato”. Così Ilaria Cucchi nel quarto anniversario della morte del fratello commentando l’accordo con l’ospedale Sandro Pertini sul risarcimento. “Senza quel pestaggio riconosciuto dalla stessa Corte Stefano non sarebbe morto -dice Ilaria Cucchi in una nota- Abbiamo accettato soltanto con la garanzia del nostro avvocato di poter continuare la nostra battaglia processuale contro gli agenti. Altrimenti non avremmo accettato nessuna somma”. “Abbiamo dato mandato al nostro avvocato di rappresentare gli interessi della nostra famiglia – conclude Cucchi- Oggi é l’anniversario della morte di Stefano. Possiamo dire che non avremo pace fino a quando non avremo verità e giustizia”.

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“Vector”, il primo fumetto educativo sulla sicurezza stradale

bologna2000.comFonte:  bologna2000.com

Di: bologna2000.com

24 Ottobre 2013

 

Si svolgerà domenica prossima, 27 ottobre, a partire dalle ore 15,30 presso la Sala Consigliare nel comparto XX Settembre, la presentazione di “Vector”: il primo fumetto scritto e disegnato da e per i giovani.

Si tratta del frutto di un laboratorio creativo di fumetto patrocinato dall’ Assessorato alle Politiche Giovanili e realizzato assieme ad Aigvs, Associazione Italiana Giovani Vittime della Strada, al quale hanno partecipato un gruppo di ragazzi delle scuole superiori che frequentano il punto di ascolto della Casa nel Parco.

Il tema del fumetto è “ La Sicurezza Stradale”, frutto di numerosi incontri riguardanti le basi del fumetto e la stesura vera e propria,  a cura di Franco Privitera.

Presso lo stand di Aigvs, che domenica 27 ottobre verrà allestito presso la sala consigliare di via Pretorio a partire dalle 15,30, sarà distribuito il fumetto e saranno esposte le cartelle originali con le bozze realizzate a mano dai ragazzi; ma ci sarà anche la possibilità di interloquire direttamente con l’equipe di fumettisti composta da : Franco Privitera, Michael Bonacini, Nicola Gorrieri, Davide Arancio Febo e Mariangela Rinicella.

“Da sempre – sottolinea l’Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Sassuolo Francesca Buffagni – questo tipo di strumento è una delle forme culturali e d’intrattenimento che, al pari della musica, entra in maniera più convincente nel mondo giovanile. Il fumetto è stato realizzato proprio da ragazzi giovani dotati di grande talento ed è in grado di veicolare il  messaggio della sicurezza stradale e dei sani stili di vita in modo più convincente rispetto a quelli solitamente usati”.

Il laboratorio di fumetto è cominciato a maggio con un corso di 5 incontri sulle basi del disegno del fumetto tenuto da uno dei ragazzi, Franco Privitera, fumettista autodidatta e in itinere. A luglio è cominciata la stesura vera e propria che ha portato ad ottobre al fumetto finito. Quindi un lavoro di diversi mesi che ha costituito un’importante esperienza di aggregazione, condivisione, scambio e amicizia, che è uno degli intenti fondamentali dell’Associazione AIGVS e dell’Assessorato alle Politiche Giovanili.

Presso lo stand saranno esposte le cartelle originali con i disegni realizzati a mano dai ragazzi e distribuito il fumetto. Alle ore 16 si svolgerà il saluto delle autorità invitate che intervisteranno l’autore e coordinatore del gruppo e la sua equipe di fumettisti Michael Bonacini, Nicola Gorrieri, Davide Arancio Febo e Mariangela Rinicella.

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Errore chirurgico. Muore dopo 5 giorni dall’intervento

Gazzettino-padovaFonte:  gazzettino.it

Di: gazzettino.it

24 Ottobre 2013

 

La Procura apre un’inchiesta sul decesso di Antonio Barban
Era stato dimesso dalla Chirurgia Vascolare di Cittadella

CITTADELLA – Muore a cinque giorni da un intervento di chirurgia vascolare alle carotidi e ora si tratta di capire se sia stata una tragica fatalità o se l’operazione sia stata eseguita in modo errato. Antonio Barban, 78 anni, è deceduto nei giorni scorsi nella sua casa di Loreggia (Padova) dopo essere stato dimesso dall’ospedale di Cittadella, dove il 2 settembre scorso era stato sottoposto a una operazione alle carotidi nella divisione di Chirurgia vascolare, considerato reparto di eccellenza secondo le schede nazionali della sanità.

Era stato dimesso, ma il 7 settembre, mentre era in casa, verso le 22 si è sentito male, così i familiari hanno immediatamente chiamato il 118. Quando i sanitari sono arrivati, hanno trovato l’anziano agonizzante e in preda a una forte emorragia. Nonostante le cure, ha cessato di vivere verso mezzanotte. Sul caso è stata aperta una indagine della magistratura e sulla salma del settantottenne è stata eseguita giovedì l’autopsia.

 

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Malasanità. Dopo l’aborto espelle il feto a casa

cinquequotidiano.itFonte:  cinquequotidiano.it

Di: cinquequotidiano.it

24 Ottobre 2013

 

L’interruzione di gravidanza era stata effettuata dalla donna dieci giorni prima. Indaga la Procura

La Procura di Roma sta indagando su un possibile caso di malasanità che coinvolge l’ospedale San Camillo di Roma. Una donna, infatti, dopo aver scoperto di essere incinta di una bambina con la sindrome di Down, ha effettuato una interruzione volontaria di gravidanza all’ospedale San Camillo di Roma.

Dieci giorni dopo, però, mentre si trovava nella doccia, la donna ha espulso il feto nella sua integrità, ma in stato di decomposizione, con conseguente perdita di sangue. Ricoverata al policlinico Gemelli ha subito un intervento di revisione della cavità urina. A raccontare il fatto è l’avvocato della donna, Piergiorgio Assumma, che ha presentato una querela, dopo la quale la Procura di Roma ha disposto un sequestro della cartella clinica.

«La signora S. M.- spiega l’avvocato Assumma – dopo essersi resa conto di aspettare una bimba affetta da trisoma 21, ha deciso di recarsi lo scorso 16 agosto nel reparto di Ivg dell’ospedale San Camillo di Roma, per effettuare una interruzione volontaria di gravidanza. Dopo qualche giorno di alto stato febbrile, le condizioni fisiche sono degenerate in forti dolori in tutto il corpo e grossi problemi di deambulazione. Il 26 agosto, dopo 10 giorni dall’intervento, al mattino la mia cliente ha subito una consistente perdita ematica e successivamente, al suo ingresso in doccia, ha perso il feto nella sua integrità, caduto nel piatto doccia».

L’avvocato Assumma specifica che «la mia cliente, che si trovava in Toscana al momento del fatto, è stata immediatamente accompagnata dal marito al Pronto soccorso di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico Gemelli di Roma, dove dopo una nuova ecografia interna, che rilevava la presenza nell’utero di materiale abortivo, presumibilmente la placenta, veniva immediatamente portata in camera operatoria per un nuovo intervento di revisione della cavità uterina».

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La malasanità in camice bianco

quotidiano.netFonte:  quotidiano.net

Di: Viviana Ponchia

23 Ottobre 2013

 

LO SCRITTORE francese Maurice Sachs sosteneva che i medici sono gli uomini d’affari della scienza. E che invece i medici con la passione per la loro scienza sarebbe meglio chiamarli poeti. Esistono, chi li ha incontrati racconta storie bellissime che non finiscono sui giornali. Purtroppo sono i grandi numeri a mettere in ombra i grandi uomini. Sono, per dire una cifra a caso, le 1215 persone morte della provincia di Caserta che continuavano a ricevere assistenza sanitaria, i 454 giorni di attesa per una mammografia a Tortona. Ma anche un piccolo numero agghiacciate fa dimenticare la poesia: ogni due giorni in Italia salta fuori un caso di malasanità, con punte di 19 casi al mese. Una sanità malata è il controsenso con cui siamo costretti a vivere e a morire, lo sperpero di risorse è il baratro in cui cadono uno dopo l’altro gli uomini d’affari della scienza. Una legge di stabilità generosa non può fare molto per i brividi che tormentano chi legge di quel fisioterapista che “effettuava prestazioni domiciliari specialistiche a una donna in epoca successiva al decesso della paziente”.

E CHI sarà mai: un eroe della rianimazione nemico del rigor mortis , un funambolo della cura oltre il tempo e lo spazio, bravo come i medici di base che continuavano ad assistere con affetto pazienti emigrati all’estero. Nel mucchio si perdono così i professionisti fantastici che visitano ancora con lo stetoscopio e fanno dire trentatrè. Sbiadiscono le tracce dei poeti che partono dall’anima per arrivare al corpo, quelli che non ti fanno fare la faccia di Bob Hope quando scopre uno scheletro nell’armadio, lo richiude e dopo due minuti urla di spavento. Ma poi ripassi le cronache e ti vengono addosso tutti gli altri . E ti senti male per la neonata partorita su una sedia di ospedale che muore di setticemia dopo sette giorni, per la moda delle liti in sala parto che nemmeno a Grey’s Anatomy, per tutte le volte che tuo padre voleva assistenza e si è dovuto accontentare di un ritardo, o di una diagnosi sbagliata.